I disturbi alimentari sono caratterizzati da una totale mancanza di equilibrio col cibo e da una disregolazione che avviene su tre livelli:

Stabilire un rapporto sano ed equilibrato col cibo è, in questi casi, obiettivo fondamentale del lavoro terapeutico.

Non solo chi soffre di disordini del comportamento alimentare però ha la necessità di ristabilire un rapporto genuino con il cibo.
Proviamo a pensare alla nostra esperienza personale e fermiamoci a chiederci come mangiamo:

scegliamo con cura gli alimenti con cui nutriamo il nostro corpo? O piuttosto ci facciamo la spesa guidati dai condizionamenti dei media e della pubblicità? Ci ritagliamo il tempo necessario per consumare i nostri pasti? Mangiamo quando sentiamo di avere fame o ci adeguiamo a orari prestabiliti dettati da altre necessità? Ci accorgiamo di essere sazi o ci alziamo da tavola con la sensazione di aver mangiato troppo o troppo poco? Abbiamo un rapporto equilibrato col nostro corpo o cerchiamo di adeguarci a standard/stereotipi stabiliti dalla moda e dalla società?
Se abbiamo risposto no a qualcuna di queste domande, forse è il momento di rivedere qualcosa.

La mindfulness, promuovendo un “contatto” vero con le emozioni e un atteggiamento di consapevolezza e accettazione non giudicante, basato sul “qui e ora”, può esserci di grande aiuto per questo scopo.

All’interno degli approcci sempre più numerosi utilizzati in terapia cognitivo-comportamentale e che si basano appunto sui principi della mindfulness, particolarmente interessante sembra essere quello proposto dalla Mindful Eating che ha messo appunto dei protocolli evidence based per il trattamento dei disturbi alimentari (vedi il MB-EAT, “Mindful Based Eating Awareness Training“) e che promuove un’alimentazione consapevole, fornendo strumenti pratici per migliorare il rapporto con il cibo, aiutando la persona a riconoscere i trigger emotivi che spingono a mangiare o no, distinguendoli dal senso di fame e insegnando a nutrire il proprio corpo accettandolo per ciò che è, senza giudicarlo.
In che modo?

È necessario innanzitutto disattivare il “pilota automatico” che spesso ci porta ad ingoiare i nostri pasti senza neppure accorgercene, magari davanti al pc o mentre ci prepariamo per uscire.

Iniziare a rallentare i nostri ritmi ci aiuterà ad aumentare la consapevolezza di ciò che facciamo e di quello che mangiamo, imparando a conoscere le caratteristiche dei cibi che portiamo nel nostro corpo, dei gesti che compiamo quando ci alimentiamo e delle sensazioni che proviamo.

Volete provare?
Per iniziare, gli esperti suggeriscono un semplice esercizio da fare con l’uvetta.

Prendete un chicco di uva passa tra le dita, osservatelo attentamente e, prima di mangiarlo, studiatene la forma e la consistenza. A questo punto, molto lentamente mettetelo in bocca e continuate a osservarlo.

Di cosa sa? E’ dolce? Pungente? A cosa assomiglia? Che sensazione sentite sulla linguae sul palato? Cominciate a masticarlo lentamente, con curiosità, e scoprite che sapore ha, che effetto fa sotto i denti, che sensazione lascia sulle vostre papille gustative dopo che lo avete mangiato.

L’effetto sarà quello di aver mangiato qualcosa per la prima volta e di aver colto aspetti che, nel nostro abituale modo di alimentarci, di corsa e senza prestare attenzione, non avevamo mai notato.
Buon appetito!

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