L’obesità non rientra nei disturbi dell’alimentazione secondo le linee guida del DSM 5. Pur non trattandosi, dunque, di un disturbo psicologico, essa rappresenta spesso una condizione di sofferenza e disagio tale da interferire a vari livelli con la vita delle persone (sfera lavorativa, sociale, relazionale, ecc) al punto che spesso viene richiesto un intervento non solo dal punto di vista medico, ma anche da quello psicologico.

Studi di evidence – based hanno dimostrato l’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale per quanto riguarda il trattamento dell’obesità.

La terapia cognitivo-comportamentale dell’obesità si basa sul sostegno al paziente per quanto riguarda il cambiamento da apportare, in maniera attiva e collaborativa, all’interno delle abitudini alimentari e dello stile di vita (scelta dei cibi, abitudini alimentari, ripristino dell’attività fisica). L’intervento cognitivo fa particolare riferimento ai pensieri automatici disfunzionali e alle credenze che spesso rendono difficile il cambiamento e il raggiungimento dei risultati, anche nel momento in cui si decide di sottoporsi a una dieta volta a perdere peso. Dal punto di vista emotivo, inoltre, il trattamento cognitivo-comportamentale è utile a divenire consapevoli delle proprie emozioni negative, imparando ad affrontarle e gestirle attraverso tecniche specifiche e non, come spesso accade, utilizzando il cibo per la regolazione emotiva (mangiare per noia, per nervosismo o per consolazione).
Si sono dimostrati di fondamentale importanza anche gli approcci che si basano sulla mindfulness, come la Mindful Eating, che insegna al paziente a vivere nel momento presente e a scegliere e consumare i cibi in maniera consapevole e sana.

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