L’insonnia è definita come la difficoltà a iniziare o mantenere il sonno, al punto che esso risulta di qualità insoddisfacente e influenza negativamente diversi aspetti della vita della persona causando, tra le altre cose, ansia, irritabilità, fatica, difficoltà a concentrarsi, scarso rendimento scolastico o lavorativo, ecc.
Essa rappresenta una condizione molto diffusa al punto che, tradizionalmente considerata un sintomo più che un disturbo vero e proprio, l’insonnia è stata oggi inclusa all’interno del DSM-5.
Le cause alla base di questo disturbo possono essere molteplici e vanno da un intreccio tra fattori predisponenti (familiarità, stile cognitivo ipervigile) e fattori precipitanti (periodi di stress, preoccupazioni, problemi lavorativi, familiari, economici, ecc). Esistono inoltre una serie di abitudini sbagliate e credenze distorte che, come accade per la maggior parte dei disturbi, tendono a mantenere il sintomo (sonnellini diurni, ansia legata alla paura di non riuscire a dormire, pensieri disfunzionali nel momento dell’addormentamento, abitudini di vita che non favoriscono il sonno, scarsa attenzione all’ambiente preposto al sonno).
Le conseguenze dell’insonnia, possono essere anche piuttosto gravi, dai disturbi d’ansia e dell’umore, irritabilità, problemi sul lavoro e nei rapporti sociali, al punto che spesso si rende necessario intraprendere una terapia di carattere psicologico.

La terapia cognitiva evidence-based per l’insonnia si avvale di una serie di tecniche cognitive e comportamentali, psicoeducazione e insegnamento dell'”igiene del sonno” e ha come obiettivo quello del raggiungimento di migliorare la quantità e la qualità del sonno, congiuntamente al trattamento dei sintomi correlati al disturbo.

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